Giornali di bordo del viaggio di Jacob Roggeveen del 1722

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  1. Giornale ufficiale del signor Jacob Roggeveen
  2. Relazione del sergente maggiore Carl Friederich Behrens

Jacob Roggeveen fu il primo europeo a mettere piede a Rapa Nui, nel 1722.

Giornale ufficiale del signor Jacob Roggeveen

Trascritto, tradotto e curato da Bolton Glanvill Corney. Pubblicato nel 1908.

Tradotto dal tedesco di CARL FRIEDERICH BEHRENS: Der wohlversiichte Süd-Länder y das ist: ausführliche Reise-Beschreibung um die Welt.

File sorgente (.pdf): The voyage of Captain Don Felipe González to Easter Island 1770-1, pp. 93-115

5. La nostra lat. stimata era di 27 gradi e 4 minuti Sud e la long. di 266 gradi e 31 minuti; rotta Ovest ½ Sud, distanza 7 miglia; vento da Nord-Nord-Ovest a Sud-Ovest, brezza incostante, con bonacce, e inoltre tempo coperto e piovaschi. Vedemmo una tartaruga, alghe galleggianti e uccelli. Verso la decima clessidra del turno pomeridiano, l'African Galley, che navigava davanti a noi, si mise in panna per attenderci, facendo il segnale di terra in vista; quando la raggiungemmo, trascorse quattro clessidre, poiché la brezza era debole, chiedemmo che cosa avessero visto. Ci fu risposto che tutti avevano visto molto distintamente un'isola bassa e piuttosto piatta che si stendeva a dritta, a circa 5 ½ miglia di distanza, verso nord e verso ovest. Si ritenne allora opportuno proseguire con poca vela fino alla fine del primo turno di guardia, e poi mettersi in panna e attendere l'alba. Presa questa decisione, se ne diede notizia al capitano BOUMAN, che ci seguiva a poppavia; e alla terra fu dato il nome di Paásch Eyland, perché fu da noi scoperta il giorno di Pasqua. Grande fu la gioia tra la gente, e ognuno sperava che questa terra bassa si rivelasse il presagio della costa dell'ignoto continente australe.

6. Avemmo una brezza leggera da Sud-Est e da Est-Sud-Est, con Paásch Eyland a Ovest quarta Nord, a 8-9 miglia da noi. Facemmo rotta tra Ovest quarta Sud e Nord-Ovest, per passare sottovento all'isola ed evitare così i pericoli di una costa sottovento. A mezzogiorno la rotta corretta era Ovest, distanza 10 miglia, lat. stimata 27 gradi e 4 minuti Sud e long. 265 gradi e 42 minuti. Alla nona clessidra del pomeriggio vedemmo levarsi del fumo in diversi punti, da cui concludemmo che vi dimorava della gente. Ritenemmo perciò opportuno valutare con i capitani delle altre navi se non fosse necessario intraprendere una spedizione a terra, per acquisire una conoscenza adeguata dell'interno del paese. Si decise quindi che le scialuppe delle navi Arend e Thienhoven, ben equipaggiate e armate, si dirigessero verso riva per trovare un luogo adatto a sbarcare un gruppo dalle imbarcazioni, e anche per effettuare scandagli. Presa questa decisione, bordeggiammo per la notte con le nostre navi. La risoluzione è la seguente: —

CONSIGLIO dei comandanti delle tre navi che navigano di conserva, tenuto a bordo dell'AREND, alla presenza dei sottoscritti.

Lunedì 6 aprile 1722.

Il Presidente, facendo presente che eravamo ormai giunti a una distanza di circa due miglia dall'Isola Sabbiosa, la quale si trova in direzione Est rispetto al tratto di costa (non ancora in vista) la cui scoperta è uno degli obiettivi di questa Spedizione, e avendo noi visto levarsi del fumo in diversi punti, da cui si può ragionevolmente concludere che la suddetta Isola, benché possa rivelarsi sabbiosa e sterile, è tuttavia abitata da esseri umani; ora, pertanto, il Presidente propone che sarebbe biasimevole procedere in modo incauto e negligente, e che per questa notte si debba bordeggiare con le nostre navi, e che allo spuntar del giorno si mandino sotto costa due scialuppe ben equipaggiate e debitamente armate (per essere in stato di difesa in caso di incontro ostile), e si mostri ogni cordialità verso gli abitanti, cercando di vedere e di informarsi su ciò che indossano o di cui si servono come ornamento o per altri usi, e anche se sia possibile procurarsi con il baratto qualche rinfresco in forma di verdure, frutta o animali. Discussa tale proposta, essa viene approvata e adottata di comune accordo; e si decide inoltre che le scialuppe delle navi AREND e Thienhoven partano allo spuntar del giorno, e che l'African Galley le segua il più vicino a terra che sia possibile e prudente, coprendo e difendendo le dette scialuppe (in caso di necessità). Deliberato e attestato sulla suddetta Nave e nel giorno sopra indicato. (Firmato): Jacob Roggeveen, Jan Koster, Cornelis Bouman, Roelof Rosendaal.

7. Il tempo fu assai variabile, con tuoni, lampi diffusi e piovaschi. Vento incostante da Nord-Ovest e bonacce occasionali, sicché la nostra spedizione a terra non poté essere intrapresa con qualche prospettiva di successo. Nel corso della mattinata il capitano BOUMAN portò a bordo un abitante dell'Isola di Pasqua, insieme alla sua imbarcazione, con la quale si era accostato alla Nave venendo da terra; era completamente nudo, senza la minima copertura per ciò che il pudore rifugge dal mostrare. Questa sventurata creatura parve molto lieta di vederci e mostrò la più grande meraviglia per la costruzione della nostra Nave. Osservò con particolare attenzione la saldezza dell'alberatura, la robustezza del sartiame e delle manovre correnti, le vele, i cannoni (che tastò dappertutto con minuziosa attenzione) e ogni altra cosa che vide; specialmente quando gli fu mostrata in uno specchio l'immagine del suo stesso volto: al vederla, balzò indietro di colpo e poi guardò il retro dello specchio, apparentemente nella speranza di scoprirvi la causa di quell'apparizione.

Dopo esserci sufficientemente divertiti con lui, e lui con noi, lo rimandammo in canoa verso la riva, dopo avergli regalato due fili di perline azzurre1 da portare al collo, un piccolo specchio, un paio di forbici e altre simili bagattelle, che sembravano attirarlo in modo particolare.

1) L'originale ha coraelen, che significa perline.

Ma quando ci fummo avvicinati a breve distanza dalla terra, vedemmo distintamente che la descrizione dell'Isola Sabbiosa e Bassa (così descritta dal capitano William Dampier, sulla base della dichiarazione e della testimonianza del capitano Davis e del cronista Lionel Wafer, il cui giornale di questa e di altre scoperte il suddetto Dampier ha reso noto a stampa, inserendolo come parte di rilievo nel suo libro, che comprende tutti i suoi viaggi e le sue navigazioni) non corrispondeva affatto alla nostra scoperta; e che non poteva nemmeno essere la terra che i suddetti scopritori dichiarano visibile 14-16 miglia più in là, estesa a perdita d'occhio, una catena di terre alte che il detto Dampier congetturava potesse essere l'estremità dell'ignota Terra Australe. Che quest'Isola di Pasqua non possa essere l'Isola Sabbiosa è chiaro dal fatto che quella sabbiosa è piccola e bassa, mentre l'Isola di Pasqua, al contrario, ha un perimetro di circa 15 o 16 miglia, e alle sue punte orientale e occidentale (che distano circa cinque miglia l'una dall'altra) ha due alti colli che digradano dolcemente, con altri tre o quattro colli più piccoli ai loro piedi che si elevano sopra la pianura, sicché questa terra è di moderata altezza e sollevata al di sopra della forza del mare.

Il motivo per cui in un primo tempo, quando eravamo più distanti, avevamo considerato la suddetta Isola di Pasqua di natura sabbiosa è che scambiammo l'erba riarsa, il fieno e altre sterpaglie bruciate e carbonizzate per un suolo di quella natura arida, poiché dal suo aspetto esteriore non suggeriva altra idea se non quella di una vegetazione straordinariamente rada e misera; e gli scopritori le avevano di conseguenza attribuito l'appellativo di sabbiosa.

Si può pertanto concludere, alla luce della spiegazione precedente, che quest'Isola di Pasqua ora scoperta si rivelerà essere un'altra terra, situata più a oriente di quella che è uno degli obiettivi della nostra spedizione; oppure gli scopritori devono essere riconosciuti colpevoli di un intero fascio di menzogne nei loro resoconti, raccontate tanto a voce quanto per iscritto.

1) Circa sei furlong.

8. Avemmo vento da Sud, Sud quarta Est e Sud-Sud-Ovest, una brezza da vele di gabbia terzarolate, incostante. Servita la colazione, la nostra scialuppa fu ben equipaggiata e armata, e così pure la scialuppa della nave THIENHOVEN, ormai sotto costa; e, ricevuti i loro ordini, riferirono che gli abitanti erano vestiti assai finemente di stoffe di ogni sorta di colori, e che facevano molti segni perché scendessimo a terra; ma poiché i nostri ordini erano di non farlo qualora gli indiani fossero presenti in gran numero, ciò non fu permesso. Inoltre alcuni credettero di aver visto che i nativi avevano piastre d'argento alle orecchie e conchiglie di madreperla come ornamento al collo. Al tramonto, entrati nella rada tra le navi Thienhoven e African Galley, che si erano già messe alla fonda pronte ad attenderci, gettammo l'ancora a 22 braccia, fondale di corallo, a un quarto di miglio1 dalla spiaggia; la punta orientale dell'isola a Est quarta Sud e la punta occidentale a Ovest-Nord-Ovest rispetto a noi.

1) L'edizione del giornale riporta qui una nota secondo cui i discendenti di questa generazione non erano meno inclini al furto dei loro padri, e rimanda ai resoconti di Cook, De la Pérouse e Kotzebue sulle rispettive esperienze con loro a questo riguardo.

9. Moltissime canoe vennero verso le navi: questa gente ci mostrò allora la sua grande cupidigia per ogni cosa che vedeva; ed erano così audaci da strappare dalla testa dei marinai cappelli e berretti e gettarsi in mare con il bottino1; poiché sono nuotatori straordinariamente abili, a giudicare dal gran numero di loro che venivano a nuoto dalla riva fino alle navi. Ci fu anche un abitante dell'isola che dalla sua canoa si arrampicò dentro l'African Galley attraverso la finestra della cabina e, visto sul tavolo un panno che lo copriva e giudicandolo un buon bottino, se la svignò con esso seduta stante; sicché bisogna fare particolare attenzione a sorvegliare da vicino ogni cosa. Inoltre fu organizzata una squadra di sbarco di 134 uomini per svolgere ricognizioni allo scopo di riferire sulla nostra missione.

1) Ubasworteln, parola ibrida coniata: dal malese ubi, igname, e dall'olandese wortel, radice.

2) Il termine usato da Roggeveen è duymen, letteralmente pollici o larghezze di pollice, ma è l'espressione olandese comune per indicare i pollici come unità di misura, di cui undici fanno un piede.

3) Per il resoconto di Behrens, vedi l'Appendice I. Egli afferma: Le loro orecchie erano così lunghe da pendere fino alle spalle. Alcuni portavano ornamenti bianchi nei lobi come particolare abbellimento.

4) Questa usanza è menzionata da Cook e da Forster: vedi la nota precedente.

1) Cioè tatuati, senza dubbio.

10. Al mattino partimmo con tre lance e due scialuppe, con a bordo 134 persone, tutte armate di moschetto, pistole e sciabola; giunti a riva, le lance e le scialuppe si tennero vicine per gettare i loro grappini, lasciandovi venti uomini, armati come sopra, a custodirle; la lancia dell'African Galley era inoltre munita a prua di due caronate. Provveduto a tutte queste disposizioni, avanzammo in ordine aperto ma ben compatti, e ci arrampicammo sugli scogli, assai numerosi in riva al mare, fino al terreno pianeggiante, facendo segno con la mano ai nativi, che ci si accalcavano intorno in gran numero, di scostarsi e di farci largo. Giunti fin lì, fu formato un corps de bataille con tutti i marinai delle tre navi, guidati dal Commodoro e dai capitani KOSTER, Bouman e Rosendaal, ciascuno alla testa del proprio equipaggio. Questa colonna, larga tre file, che occupava una posizione alle spalle degli altri, era coperta da metà dei soldati al comando del tenente NiCOLAAS Thonnar, che formavano l'ala destra; e la sinistra, composta dall'altra metà dei militari, era guidata dal signor MARTINUS KEERENS, alfiere. Disposte così le nostre forze, avanzammo un poco per far posto ad alcuni dei nostri che erano rimasti indietro, affinché potessero unirsi alle file, che furono perciò fermate per permettere agli ultimi di raggiungerle, quando, del tutto inaspettatamente e con nostro grande stupore, si udirono alle nostre spalle quattro o cinque colpi, insieme a un vigoroso grido di 't is tyd, 't is tyd, geeft vuur! [È ora, è ora, fuoco!]. A questo, come in un attimo, furono sparati più di trenta colpi, e gli indiani, sbigottiti e spaventati, si diedero alla fuga, lasciando 10 o 12 morti, oltre ai feriti.

1) Alcuni dei gentiluomini che percorsero l'isola e ne esaminarono molte furono dell'opinione che la pietra di cui erano fatte fosse diversa da ogni altra vista sull'isola, e che avesse tutto l'aspetto di essere artificiale. Cook, Bibl. n. 16.

Questa gente ha membra ben proporzionate, con muscoli grandi e forti; sono di alta statura, e la loro carnagione naturale non è nera, ma giallo pallido o olivastra, come vedemmo in molti dei ragazzi, o perché non si erano dipinti1 il corpo di blu scuro, o perché erano di rango superiore e quindi non avevano bisogno di lavorare nei campi. Questa gente ha anche denti bianchissimi, di cui è eccezionalmente ben fornita, persino i vecchi canuti, come dimostrò lo schiacciamento di una noce grande e dura, il cui guscio era più spesso e resistente dei nostri noccioli di pesca. I capelli e la barba della maggior parte di loro erano corti, benché altri li portassero lunghi e cadenti sulla schiena, oppure intrecciati e avvolti sulla sommità del capo in una treccia, come i cinesi di Batavia, dove la chiamano condt.

2) La descrizione delle statue fatta da Roggeveen sembra mostrare che non si avvicinò mai a nessuna di esse, ma le vide soltanto da una distanza di qualche centinaio di iarde. Il suo «cesto» era senza dubbio uno dei cilindri a forma di corona, di roccia tufacea, che sormontavano la maggior parte delle figure.

1) La porta si trova al centro di uno dei lati, fatta come un portico, e così bassa e stretta da lasciar entrare un uomo appena carponi. Cook, Bibl. n. 16.

In che cosa consista la forma di culto di questa gente non potemmo ricavarne una conoscenza completa, data la brevità della nostra permanenza tra loro; notammo soltanto che accendono il fuoco davanti a certe figure di pietra straordinariamente alte che erigono; e poi, accovacciati sui talloni a capo chino, congiungono i palmi delle mani e alternatamente li alzano e li abbassano.

1) O hanno tra loro poche donne, oppure a molte fu impedito di farsi vedere durante la nostra permanenza, dice Cook. Cook, Bibl. n. 16.

2) La casa più grande che vidi era lunga circa sessanta piedi, alta otto o nove piedi al centro e tre o quattro a ciascuna estremità; la sua larghezza in quei punti era quasi pari all'altezza. Cook, Bibl. n. 16.

Ci risultò incomprensibile come questa gente cucini il cibo, poiché nessuno riuscì a scorgere né a trovare che avessero pentole di terracotta, tegami o recipienti.

2) Sono costruiti, o piuttosto rivestiti, con pietre squadrate di grandissime dimensioni; e la fattura non è inferiore alla migliore muratura semplice che abbiamo in Inghilterra. Non usano alcun tipo di cemento; eppure le giunture sono estremamente serrate e le pietre incastrate l'una nell'altra a mortasa e tenone, in modo assai ingegnoso. Cook, Bibl. n. 16.

3) La parola dell'originale è stoep. In inglese non esiste un'espressione sinonima, anche se «porch» (portico), «threshold» (soglia) o «piazza» vi corrispondono in qualche modo.

Allora, non potendo svolgere un'indagine sufficientemente dettagliata, concludemmo che dovevano avere sotto terra grandi pietre focaie cave, che contengono l'acqua quando si accingono a far bollire qualcosa.

Queste abitazioni non hanno che un solo ingresso, così basso che vi entrano strisciando sulle ginocchia, ed è tondo in alto, come una volta o un arco1; anche il tetto è della stessa forma.

Venerdì 10 aprile1 1722.

Il Presidente, avendo convocato i Comandanti di questa Spedizione affinché ciascuno esponesse le proprie idee e opinioni sull'Isola appena trovata, cioè se, in considerazione di questa scoperta, la Risoluzione esaminata e adottata da questo Consiglio il 2 corrente debba essere puntualmente osservata ed eseguita; o se, al contrario, si debba proseguire la rotta per altre cento miglia verso Ovest, giacché questa terra scoperta2 (da noi chiamata Paásch Eyland, perché avvistata e scoperta il giorno di Pasqua) non può dirsi un'isola piccola, bassa e sabbiosa, estendendosi essa per sedici miglia olandesi di perimetro ed essendo terra abbastanza alta3, la quale si trovava a 8 o 9 miglia da noi quando l'African Galley fece il segnale di terra in vista. Tale distanza può essere ritenuta con sicurezza corretta, visto che ci occorse l'intera giornata seguente, con una fresca brezza, per arrivare a un paio di miglia circa verso sera. Né la suddetta terra può essere chiamata sabbiosa, perché la trovammo non solo non sabbiosa ma al contrario estremamente fertile, produttrice di banane, patate, canna da zucchero di notevole spessore e molte altre specie di frutti della terra; benché priva di grandi alberi e di animali domestici, eccetto il pollame. Questo luogo, quanto al suo suolo ricco e al buon clima, è tale che se ne potrebbe fare un Paradiso terrestre, se fosse debitamente lavorato e coltivato; cosa che ora si fa solo nella misura in cui gli Abitanti vi sono costretti per il sostentamento della vita. E inoltre è del tutto improprio dare a questa scoperta il nome di catena di terre alte; a meno di supporre che per sfortuna siamo passati accanto all'Isola Bassa e Sabbiosa senza vederla, il che non è probabile, poiché la nostra rotta era diretta in modo tale che l'avremmo inevitabilmente avvistata, se questa Isola di Pasqua fosse la terra descritta come una catena di terre alte. Si può quindi concludere con buona ragione che quest'Isola di Pasqua è un'altra terra rispetto a quelle che cerchiamo, e che una parte del nostro viaggio è compiuta; poiché essa non presenta le caratteristiche proprie della terra che speriamo di incontrare. Il Presidente sottopone tutte le osservazioni di cui sopra a questo Consiglio perché le esamini, al fine di valersi delle sue opinioni come sarà opportuno.

1) Per una curiosa coincidenza, anche la visita di La Pérouse avvenne il 10 aprile, sessantaquattro anni dopo.

2) Nel giornale olandese, così come è stato pubblicato, la parentesi è fuori posto: compare prima della parola omdat, «giacché». Dovrebbe ovviamente trovarsi dopo la parola «scoperta», come nella presente traduzione.

3) La vetta più alta dell'Isola di Pasqua raggiunge i 1767 piedi. Altre due si elevano rispettivamente a 1327 e 1323 piedi sul livello del mare. Cook dice: «Le colline sono di altezza tale da essere viste a quindici o sedici leghe».

Al che, annotati attentamente tutti questi punti e ponderati con maturità, si delibera all'unanimità che, indiscutibilmente, la suddetta Isola di Pasqua non corrisponde affatto alla descrizione di una catena di terre alte, essendo di altezza soltanto moderata; che, inoltre, è assolutamente impossibile che vi si trovino i metalli più fini, come apprendemmo per esperienza dall'osservazione diretta, poiché gli Abitanti ne sono privi e usano come vesti e ornamenti soltanto certi prodotti di origine vegetale; e che sanno cucirli insieme con eleganza e precisione in tre o quattro strati di spessore, per avere calore e robustezza. Inoltre, che intrecciano come ornamento alcune penne del pollame domestico (del quale ultimo, però, se ne videro pochissimi) in modo da formare un cerchietto portato sul capo; e che si dipingono il viso, e anche altre parti del corpo, con disegni regolari e ben proporzionati, in modo tale che un lato del corpo corrisponda all'altro; e anche alcune conchiglie piatte portate come ornamento al collo, e il taglio nei lobi delle orecchie chiuso con una specie di radice (a forma delle nostre pastinache) per adornare le orecchie. Inoltre, che non abbiamo visto l'isola piccola, bassa e sabbiosa che dovrebbe essere l'avamposto e il vero segno della terra che cerchiamo; perciò si conviene e si dichiara all'unanimità di proseguire la rotta verso Ovest lungo il parallelo di 27 gradi di latitudine Sud finché non avremo navigato altre cento miglia, e una volta giunti là, di regolarci secondo le circostanze e di prendere i provvedimenti che allora saranno ritenuti opportuni.

Così deliberato sulla Nave e nel giorno sopra indicato. (Firmato) Jacob Roggeveen, Jan Koster, Cornelis Bouman, Roelof Rosendaal.

Resta solo da dire, per concludere l'argomento di queste capanne, che nel luogo dove sbarcammo non ne vedemmo più di sei o sette, da cui si può chiaramente dedurre che tutti gli indiani fanno uso dei loro beni in comune.

Infine, quanto alle loro imbarcazioni, sono di fattura povera e fragile; poiché le loro canoe sono composte di un certo numero di tavolette e di leggere ossature, che essi legano insieme con abilità per mezzo di una sottilissima cordicella ritorta ricavata dal suddetto prodotto vegetale Piet.

Approvata e firmata questa risoluzione, il capitano Jan Koster suggerì, a titolo di discussione, che sarebbe stato molto facile e semplice accertare se la suddetta Isola di Pasqua fosse davvero la terra a cui miriamo e verso la quale abbiamo diretto la nostra rotta, se ora facessimo soltanto una breve Crociera navigando 12 miglia verso Est, e che le navi si tenessero a due miglia l'una dall'altra, riunendosi però di nuovo se si avvistasse un'isola bassa e sabbiosa, il che dimostrerebbe la verità che la suddetta Isola di Pasqua è la terra che ci siamo proposti di scoprire. E nel caso non scorgessimo la detta Isola Sabbiosa, allora anche la suddetta Isola di Pasqua dovrebbe necessariamente essere un'altra terra (benché si trovi proprio sulla nostra rotta) rispetto a quella verso cui è diretta la nostra spedizione. Inoltre, che se l'Isola Sabbiosa fosse scoperta, si dovrebbe tracciare una rotta verso Nord per entrare nell'aliseo più costante e più forte, onde favorire il secondo punto del nostro Viaggio: poiché il primo si sarebbe compiuto, e con ciò concluso, con il nostro incontro con la suddetta Isola Sabbiosa. Tutto ciò, considerato, fu approvato e adottato di comune accordo.

Così deliberato e stabilito sulla Nave e nel giorno della precedente Risoluzione. (Firmato) JACOB ROGGEVEEN, Jan Koster, Cornelis Bouman, Roelof Rosenpaal.

11. Il vento oggi fu da Nord-Nord-Ovest e da Nord-Ovest, con brezza da vele di gabbia e mare agitato. Calammo l'ancora di posta e ammainammo i pennoni di trinchetto e di maestra. Verso la quarta clessidra del primo turno di guardia si spezzò il cavo d'ormeggio della nave THIENHOVEN; e, chiamati alla voce per sapere se avessero bisogno di aiuto, risposero «No».

[Fine dell'estratto dal giornale di Roggeveen]

NOTA del curatore: il desiderio degli esploratori era destinato a essere deluso, e le pagine successive del giornale non contengono nulla di pertinente al presente argomento. Navigando verso ovest lungo il parallelo dell'Isola di Pasqua non fu avvistata alcuna terra; e il 21 aprile Roggeveen convocò un'altra riunione dei suoi ufficiali, includendo questa volta nelle deliberazioni i primi piloti. Concluse che l'Isola di Pasqua doveva essere identica al cosiddetto Continente Australe di Davis, Wafer e Dampier, e che la catena di terre alte che stavano ora cercando doveva essere immaginaria.

Tale è il resoconto ufficiale scritto dal signor Jacob Roggeveen, Commodoro della sua spedizione: un resoconto che, per quanto poco noto appaia ancora oggi, avrebbe dovuto da tempo relegare nel regno della leggenda la storiella a effetto della Tweejarige Reize.

B. G. C.

Relazione del sergente maggiore Carl Friederich Behrens

Tradotto dal tedesco di CARL FRIEDERICH BEHRENS: Der wohlversiichte Süd-Länder y das ist: ausführliche Reise-Beschreibung um die Welt.

File sorgente (.pdf): The voyage of Captain Don Felipe González to Easter Island 1770-1, pp. 224-230

Da qui1 facemmo rotta verso la Terra di David, o una parte della Terra Australe, a O.N.O.

1) Cioè l'isola maggiore, quella più vicina alla terraferma, di Juan Fernández.

2) La Bachelor's Delight, 1687.

3) Lionel Wafer.

Procedevamo bene giorno dopo giorno, poiché l'aliseo di S.E. ci era assai favorevole e ci accompagnò per la maggior parte del Mare del Sud.

4) Phaeton aether eus.

Proseguimmo per altri 12° a ovest della longitudine sopra indicata, e ogni giorno avevamo intorno uccelli di terra e uccelli marini, che ci tennero compagnia finché non avvistammo finalmente un'isola, il 6 aprile, nostro primo giorno di Pasqua1, di che fummo sinceramente lieti.

1) Erano salpati dall'Olanda il 1° agosto dell'anno precedente, il 1721.

2) Qui si devono intendere miglia legali tedesche.

Restammo per tutta la notte sotto costa fino al mattino, quando ci dirigemmo verso S.E., verso una baia o insenatura della costa, per ancorare.

1) Il numero è indicato in cifre, ma per un difetto dei caratteri tipografici è stampata solo la o. Presumibilmente significa 50.

Molti di loro furono uccisi a colpi d'arma da fuoco in quel frangente; e tra i caduti giaceva l'uomo che era stato con noi in precedenza, cosa che ci addolorò molto.

Per quanto ci inoltrammo in quell'occasione, non incontrammo animali, eccetto diverse specie di uccelli; ma potrebbero esservi molti altri animali più all'interno del paese, poiché i nativi sembravano conoscere i maiali quando ne videro alcuni a bordo delle nostre navi.

I nativi preparano i pasti in pentole fatte di argilla o di terra. Ci parve che ogni famiglia avesse la propria.

Le case erano lunghe da quaranta a sessanta piedi [schuh], larghe da sei a otto piedi [schuh] e alte altrettanto, erette su pali di legno, intonacate di argilla e coperte di foglie di palma.

All'interno delle case non si trovò alcun mobilio degno di nota, eccetto alcune coperte [decken] rosse e bianche che usano spesso come vesti e anche per dormirvi sotto.

Questi nativi erano tutti allegri e gioviali, ben fatti, forti di membra, non proprio snelli, eppure agili di piede; amichevoli e piacevoli nei modi, ma al tempo stesso remissivi, e anche molto timidi.

Quanto alla carnagione, sono brunastri, all'incirca del colore di uno spagnolo, ma tra loro se ne trovano alcuni di tinta più scura e altri del tutto bianchi, e non meno alcuni di colorito rossiccio, come se fossero stati abbronzati piuttosto severamente dal sole.

1) Pisang è il termine generico malese per la banana.

Le donne avevano per lo più il viso striato di un pigmento rosso, di una tonalità molto più vivace di qualunque altra abbiamo mai visto o trovato altrove; ma non sappiamo da che cosa ricavino questo bel colore.

A giudicare dalle apparenze, quella gente non aveva armi; benché, come ho osservato, in caso di bisogno confidasse nei propri dèi o idoli, che stanno eretti in gran numero lungo tutta la riva del mare, dinanzi ai quali si prostrano invocandoli.